Intolleranza al lattosio: come scoprirla in modo facile e veloce?

Pubblicato il 18/01/2017


L'intolleranza al lattosio

Sono intolleranti al lattosio tutte quelle persone il cui intestino non riesce a digerire il lattosio in maniera adeguata.

Il lattosio è uno zucchero complesso (disaccaride), contenuto nel latte e nei suoi derivati. La digestione del lattosio avviene nell'intestino tenue, dove un enzima, la lattasi, scinde il lattosio in due zuccheri semplici e facilmente digeribili, glucosio e galattosio.

Negli intolleranti al lattosio, la lattasi manca o è insufficiente: il lattosio non è idrolizzato e raggiunge il colon dove è aggredito e scisso dalla flora batterica. Questo processo di fermentazione produce acidi grassi a catena corta e gas come idrogeno, anidride carbonica e metano, responsabili dei sintomi tipici dell'intolleranza al lattosio come flatulenza, gonfiore addominale e coliche.

Ma perché l'enzima lattasi può mancare o essere insufficiente? Gli studiosi identificano due tipi di intolleranza al lattosio, l'intolleranza al lattosio primaria e l'intolleranza al lattosio secondaria.

L'intolleranza al lattosio primaria

Il DNA definisce le caratteristiche fisiche dell'individuo. All'interno del DNA, i geni forniscono le istruzioni che stabiliscono come il tuo corpo si comporterà e che caratteristiche fisiche avrà. Il colore degli occhi, la forma del naso o la tendenza a contrarre una certa malattia sono un esempio di informazioni contenute nei geni. E la lattasi? Anche la sua produzione è definita dal codice genetico. Il gene che codifica la lattasi si chiama LCT ed è localizzato sul cromosoma 2, il secondo dei 46 posseduti dall'uomo.

L’attività dell’enzima lattasi cambia durante lo sviluppo. È massima alla nascita e si riduce progressivamente a partire dallo svezzamento. È normale, se ci pensi: il latte è un alimento destinato a nutrire i neonati. Quando l'organismo diventa capace di procurarsi il cibo da sé, non c'è bisogno di latte e quindi cessa la produzione di lattasi.

Non tutte le persone sono incapaci di digerire il lattosio. Il consumo di latte e prodotti derivati è molto comune in Europa, specialmente nel Nord. Non a caso i nordeuropei possono consumare latte senza problemi: sono diventati tolleranti al lattosio. Com'è stato possibile?

Recenti studi suggeriscono che una mutazione genetica è avvenuta in Europa Centrale in una zona di allevamento da latte circa 10.000 anni fa. Il risultato è stato il persistere nella produzione dell’enzima lattasi negli adulti. È probabile che la mutazione (definita dagli studiosi -13910 C/T nel gene LCT) sia avvenuta perché il latte è un’importante fonte di calciovitamina Dproteinecarboidrati e grassi. In Europa Centrale, dove il sole è scarso e gli inverni sono rigidi, la disponibilità di latte avrebbe reso disponibili tutto l'anno questi nutrienti fondamentali. Nel corso dei millenni, con la migrazione della popolazione, la mutazione genetica della persistenza della lattasi o tolleranza al lattosio si è diffusa ampiamente in Nord Europa e, più recentemente, in Nord America, Australia e Nuova Zelanda. In Italia, circa il 50% della popolazione presenta bassi livelli dell’enzima lattasi. Il fenomeno è più frequente nelle regioni meridionali, con punte in Sicilia e Campania.

Com'è possibile immaginare, l'intolleranza al lattosio primaria è permanente. Essa è scritta nel DNA, e l'unico modo per affrontarla è imparare a conviverci. La ricerca scientifica ha però messo a punto degli integratori alimentari di lattasicome Lactease, che ti aiutano a digerire il lattosio, per adulti e bambini.

L'intolleranza al lattosio secondaria.

L'intolleranza al lattosio può anche essere secondaria. Alcune malattie e affezioni dell'intestino come infiammazioni, allergie e irritazioni possono danneggiare i villi, le strutture parietali dell'intestino che producono la lattasi e causare l'intolleranza al lattosio. L'intolleranza al lattosio secondaria è transitoria: scompare non appena vengono eliminate le cause che l'hanno prodotta.

Coliche, diarrea, meteorismo: i sintomi dell'intolleranza al lattosio

La pancia gonfia che fa male, le scariche di diarrea, il senso di vomito: ecco alcuni dei sintomi familiari a chi è intollerante al lattosio. Pur essendo un disturbo relativamente poco grave, l'intolleranza al lattosio si manifesta con dei sintomi sgradevoli. Sintomi che tolgono il piacere di uscire di casa, di andare a mangiare fuori, di vivere serenamente la quotidianità.

Ecco una lista dei sintomi dell'intolleranza al lattosio:

  •        diarrea
  •        coliche
  •        insonnia
  •        stitichezza
  •        pancia gonfia
  •        nausea e vomito
  •        capogiri e mal di testa
  •        flatulenze e meteorismo
  •        aumento della peristalsi
  •        prurito e irritazioni cutanee

Anche se questi sono i sintomi tipici dell'intolleranza al lattosio, non vuol dire che chi li avverte abbia un deficit da lattasi. Molte patologie dell'apparato digerente presentano dei sintomi uguali. Ne sono un esempio il morbo di Crohn o la sindrome dell'intestino irritabile. Su più di 2,8 milioni di persone che riportano difficoltà digestive, solo 1,1 milioni è effettivamente intollerante al lattosio (dati Nielsen 2011).

Il modo per sapere se sei intollerante, e se si tratta di intolleranza al lattosio primaria o secondaria, è eseguire il test genetico. I risultati del test possono fornirti la corretta chiave di lettura dei sintomi.

Se sospetti un'intolleranza al lattosio, una delle prime cose da fare è prestare attenzione a quello che succede dopo aver mangiato cibi contenenti lattosio. Se nelle 3 ore successive cominci a sentire gonfiore addominale, eccesso di aria nell'intestino o nausea, allora potresti essere intollerante al lattosio. I tempi di comparsa del malessere possono variare da individuo a individuo e dipendono dalla quantità di lattosio ingerita.

I test di intolleranza al lattosio: quali sono, come funzionano

Per sapere se i sintomi sono da ricondurre a un deficit da lattasi devi fare un test. Quelli più diffusi sono due: l'H2 breath test e il test genetico.

L’H2 breath test

L'H2 breath test – chiamato anche hydrogen breath test o test del respiro – misura la quantità di idrogeno presente nel respiro del paziente prima e dopo l'ingestione di lattosio.

Quando il lattosio non viene digerito correttamente, i gas prodotti dalla fermentazione del lattosio vengono in parte assorbiti dai polmoni ed espirati dai polmoni. Una speciale apparecchiatura misura la quantità di idrogeno presente nel respiro e la confronta con la quantità presente dopo aver ingerito lattosio. Se questa è maggiore, allora è probabile che la causa sia un'intolleranza al lattosio.

L'H2 breath test presenta alcuni limiti diagnostici e pratici, tanto nella preparazione quanto nell'esecuzione.

Fase di preparazione:

  •        30 giorni precedenti: non assumere antibiotici o farmaci gastroprotettori
  •        15 giorni precedenti: non assumere cibi come probiotici o yoghurt
  •        1 giorno precedente: seguire una dieta controllata specifica
  •        12 ore precedenti: sospendere dei farmaci non essenziali
  •        6/12 ore precedenti: digiunare la sera prima del test
  •        mattina del test: non fumare o fare attività fisica

Fase di esecuzione del test:

  •        Recarsi nella struttura medica, ospedale o ambulatorio
  •        Soffiare nel macchinario che misura l'idrogeno contenuto nel respiro
  •        Ingerire una quantità di lattosio fornita dall'addetto
  •        Soffiare nella macchina del test per 4 ore a intervalli regolari con l'aiuto di un operatore

Sebbene sia ampiamente utilizzato, questo test è molto scomodo. Ecco alcuni svantaggi del breath test:

  •        Può dare origine a falsi negativi. I normali cambiamenti nella flora intestinale possono modificare la quantità di idrogeno nel respiro. In questo caso, l'H2 breath test diagnosticherà un'intolleranza al lattosio che non esiste.
  •        Anche quando diagnostica un'intolleranza al lattosio, l'H2 breath non è in grado di stabilire se essa è di origine genetica – cioè permanente – o patologica – cioè transitoria.
  •        Durante il test bisogna sopportare i disturbi causati dall'ingestione di lattosio
  •        È scomodo. Devi recarti in ospedale o ambulatorio, rispettare regole ferree nel periodo che precede il test e devi sopportare l'ingerimento di lattosio durante la sua esecuzione.

Il test genetico

L'identificazione della mutazione genetica responsabile dell'intolleranza al lattosio ha permesso di sviluppare test più precisi e affidabili. Come il test genetico Lactease DNA. Questo tipo di test analizza il DNA per scoprire se è presente il gene responsabile della predisposizione all'intolleranza al lattosio.

Ecco i vantaggi del test genetico:

  •        Lo esegui una volta sola, il risultato non cambierà: lo dice il tuo DNA.
  •        È pratico. Per eseguire il test del DNA non hai bisogno di lunghe sedute ambulatoriali o prepararti nei giorni precedenti
  •        Non è invasivo. Basta raccogliere un campione di saliva dalla bocca con un tampone

Non sono necessari digiuni, sedute di ospedale o altre pratiche lunghe e scomode. Per questo il test genetico è ideale per i bambini. È anche molto utile anche per chi è già in possesso di una diagnosi di intolleranza al lattosio ottenuta con il breath test e vuole capire se si tratta di intolleranza al lattosio primaria o secondaria. Un test genetico negativo esclude un'intolleranza al lattosio permanente.

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